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I° Concerto autunnale - Teatro Verdi Trieste 13 Settembre 2020

 

Maria José Siri offre [...] una lezione di tecnica vocale e controllo, confermandosi artista e interprete di levatura: voce dal timbro luminoso e vellutato, omogenea in tutte le ottave, tutto nel suo (bel)canto è morbidezza. Naturalezza è un termine che vorremmo usare anche per lei, ma in questo caso, per sottolineare come naturali appaiono l’emissione e la respirazione: non si avverte sforzo alcuno in quello che fa, che è davvero tanto. Sin da “Pace, pace mio Dio” da La forza del destino soggioga il pubblico per la cedevolezza e la varietà del fraseggio, per la tavolozza di colori a cui sa attingere in virtù di una tecnica controllatissima che le permette fiati lunghi, tanto da salire senza sforzo dal fa al Sib acuto sull’ultimo “maledizione” dell’aria, dopo avere trovato accenti partecipi su “l’amo ancor”, rassegnati in “fatalità”, di fastidio in “misero pane, a prolungarmi vieni”. Il programma la vede nel suo repertorio di elezione e il prodigio di un’interpretazione maiuscola si ripete con la grande aria dall’Andrea Chénier “La mamma morta”: incede elegante sul proscenio, sorridente dietro la mascherina nera, ma all’attacco dei violoncelli il volto si trasfigura. L’incipit è un pianissimo carico di tristezza e pudore da cui si dipana un lungo e progressivo crescendo fedele alle indicazioni di Giordano, sino al climax sul Si naturale di “Ah, io son l’amore” perfettamente proiettato, sostenuto, luminoso. La magia si scioglie nuovamente nei calorosissimi applausi del pubblico. “Vissi d’arte” dalla Tosca è a confronto, giustamente, intensamente lirico, più contenuto ma non meno penetrante o meno tornito, una preghiera intima che si carica di accenti disillusi prima della domanda “Signore, perché me ne rimuneri così?”.
Conclude il concerto l’unico duetto previsto, quello del primo atto di Tosca [...] Siri che non rinuncia a nessuno dei colori previsti da Puccini né alla sfumature che il suo strumento le permette di sfoggiare, senza tuttavia forzare o scadere in effetti retaggio di una tradizione di dubbio gusto.”
Connessi all'opera

Maria José Siri con eleganza e raffinatezza ha interpretato le grandi arie del repertorio con una particolare attenzione a quelle pucciniane. Una Floria Tosca sentita, appassionata, ha duettato con Marcelo Alvarez nel “Mario, Mario, Mario!” con complicità sfoggiando una tecnica vocale, e pienezza di suono rare. Maria Jose Siri, ha saputo letteralmente “colorare” ogni suo brano con diverse emozioni.
Ieri oggi domani opera

Maria José Siri ha confermato di essere un soprano di ottimo livello, con una spiccata propensione al repertorio drammatico che frequenta abitualmente con successo. La voce è importante per volume, gli acuti risuonano sicuri e penetranti, le messe di voce raccontano di una tecnica raffinata. Nella grande aria da La forza del destino (chissà se a Trieste la risentiremo per intero, quest’opera meravigliosa!) ha dato il meglio di sé, così come centrata è parsa, per nuance e accenti, La mamma morta dal Andrea Chenier.
Opera Click

María José Siri ... Inizia con “Pace, pace mio Dio” da La forza del destino palesando immediatamente l'ottima tecnica, abilità e intensità vocale in tutte le tessiture, l'infinita resistenza dei fiati abbelliti dall'intelligente uso di sfumature e filati che amplificano la suggestività delle interpretazioni. Il suo canto opportunamente s'innalza verso un'elevata aura poetica, spesso sui pianissimo quasi sussurrati ma per questo ancor più struggenti, oppure si tinge di una drammatica ad accusatoria asprezza, spazia dalla rassegnazione all'ingannevole luce di un'astratta speranza. Entusiastiche acclamazioni vengono generate equamente dalla soprannominata aria verdiana, da “La mamma morta” da Andrea Chénier di Giordano e da “Vissi d'arte” da Tosca.
Trieste prima 

Il soprano Maria José Siri ha dato vita con elegante spontaneità a notevolissimi camei dalle più note opere del repertorio fra Ottocento e Novecento (Donna Leonora ne “La forza del destino”, Maddalena in “Andrea Chénier”, Tosca, Violetta ne “La Traviata”).
Corriere dello spettacolo