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Adriana Lecouvreur, Las Palmas, marzo 2021

 

"Ascoltando il soprano spinto uruguaiano María José Siri nel ruolo della protagonista, non si direbbe che questo sia il suo debutto a Las Palmas. Oserei descriverla come un soprano wagneriano per il colore, la potenza e l'estensione del registro, travolgente nel centro e in alto; ma è anche un soprano lirico raffinato nella delicatezza della voce centrale e nei poetici filati. Splendida voce e giusto physique du rôle. È stato applaudito con instancabile entusiasmo."
G. Garcia-Alcalde, La Provincia 

"La vincitrice assoluta di questa produzione è stata María José Siri. Il soprano uruguaiano ha esordito in questo teatro moltiplicando il valore di questo secondo titolo ACO della stagione. La sua Adriana era piena di forza con un'abilità eccezionale nel registro più drammatico senza lasciarsi influenzare a forzare nel prodigioso acuto. Assume tutte le inflessioni come proprie grazie a un timbro flessibile e ad un convincente adattamento vocale a cui aggiunge una sublime presenza interpretativa. Il pubblico lo ha riconosciuto tra le ovazioni, strappandole  il bis di "Io son l'umile ancella”."
Agustin Arocha, Opera Áctual 

“[I cantanti] hanno sempre dato il loro meglio, specialmente Maria José Siri nel ruolo della protagonista Adriana. A dire il vero è stata la stella della serata non solo nel suo ruolo di primadonna sul palcoscenico, ma anche per il pubblico, con una voce bella, sonora ed espressiva così come i gesti abili della prima donna, fino a quando tutto questo ha infine lasciato il posto a un finale altrettanto convincente durante la morte della protagonista. La famosa aria d’entrata "Ecco: respiro appena ..." è stata un momento clou assoluto con un lunga nota tenuta e piani e acuti impressionanti. Il pubblico ha acclamato con molti “brava!” “ 
Klaus Billans, Orpheus 

“Qui, però, scende in campo la protagonista, Maria Jose’ Siri, debuttante la parte che riprenderà (si spera con pubblico) alla prossima edizione del Maggio Musicale Fiorentino. Una presa di ruolo felicissima: che la Siri sia una cantante dotata di voce pregevole per timbro e tecnica è noto, che l’assunzione immediata (dati i tempi e le condizioni in generale in cui si produce uno spettacolo in queste latitudini) fosse così imponente dal punto di vista interpretativo è stata una relativa sorpresa. Adriana, proprio per quel mix di meta teatro che rappresenta la Diva che interpreta sè stessa, un po’ come Tosca ma anche di più, si presta a scivolare nel kitsch, nella recitazione alla “Francesca Bertini”, per intenderci, aggrappandosi alle tende. Nulla di tutto ciò. Facendo fede al motto intonato da Michonnet  “Men sincera è la stessa verità”, la Siri si è dimostrata superlativa già dal suo ingresso, bissato dopo un lungo e frenetico applauso: “Io son l’umile ancella”. Va sottolineato che, fortunatamente, la sua parte è stata eseguita quasi integralmente e dunque si è potuta apprezzare tanto nel duettino con Michonnet “Ah se potessi anch’io!” come nel successivo, struggente duetto con Maurizio, quello della “Dolcissima effige” per intenderci. Poi nel secondo atto, di nuovo con Maurizio “è dunque vero, il gran Maurizio voi” e quindi nella scena della diffida con la Principessa di Bouillon. Superata con estrema credibilità la scena del richiamo di Fedra, laddove intelligentemente ha dosato canto e recitazione con un vigore drammatico efficacissimo, tutto il quarto atto è stato da manuale. Ai citati “Poveri fiori” è seguito il finale davvero emozionante con un “Melpomene son io!” da brivido. In una parola: bravissima. L’appuntamento fiorentino pare dunque irrinunciabile.”  
Andrea Merli, I teatri dell'Est