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Adriana Lecouvreur, Maggio Musicale, maggio 2021

 

“…il cast vocale, in cui si segnalava l’Adriana di Maria José Siri, soprano di solidissima vocalità e tecnica, messe al servizio di un’innegabile personalità, capace di spaziare sul versante lirico quanto su quello drammatico con pari credibilità. Senza voler scomodare interpreti irripetibili, quella della Siri è stata un’Adriana intensa e appassionata, quanto sostenuta da un canto sempre rotondo, vibrante, sfumato senza eccessivi compiacimenti. (…) ma nel complesso la sua Adriana è stata protagonista a tutti gli effetti, giustamente premiata dal successo del pubblico.” 
Davide Annachini, L’Opera 

“Sul fronte dei cantanti la resa è stata a dir poco magistrale. Mai ci saremmo aspettati una Maria José Siri così ispirata e attenta. La sua docilità è stata pari alla qualità del canto espresso: sempre nel personaggio, sempre con Harding."   
Davide Toschi, Musica 

 “Chapeau a Maria José Siri, Adriana. Canta bene, a tratti benissimo: da manuale, per esempio, l’attacco di “Poveri fiori”.” 
Alberto Mattioli, La Stampa 

“Il ruolo di Adriana richiede una piena vocalità lirica, grande varietà dinamica, fascino scenico, temperamento. Maria José Siri è in un momento di felice forma. La voce ha acquistato maggiore capacità di penetrazione negli anni mantenendo fermezza e colore. Forse più efficace nei momenti di maggiore espansione è tuttavia capace di accenti intimi e commossi soprattutto nel quarto atto, alla fine del quale il pubblico le tributava una sincera ovazione.(.)… Aveva calore, era in regola sotto il profilo vocale, siglava un monologo del terzo atto lodevole e contenuto come raramente si sente, ma soprattutto regalava un ultimo atto molto buono. (…) Onore comunque a Maria José Siri che (…) otteneva un grosso successo e, intendiamoci, anche la mia ammirazione.” 
Silvano Capecchi, Operaclick 

“Maria José Siri, dopo aver debuttato nel ruolo a Las Palmas de Gran Canaria, si è confermata come interprete di massima referenza”  
“Maria José Siri, dopo aver debuttato nel ruolo a Las Palmas de Gran Canaria, si è confermata come interprete di massima referenza, e non solo per la rigogliosa vocalità ma anche per un’emissione che ricorda idealmente il suono pieno e rotondo di una Tebaldi, persino con un colore forse più chiaro e meno matronale, per la facilità e il dosaggio del fiato e delle mezzevoci e l’ottenimento di piani e pianissimi di bellezza seducente, in una concezione del personaggio che apporta una sua propria personalità, evitando così qualunque confrontocon le gigantesche figure che in un passato più o meno recente hanno indossato le eleganti vesti della sventurata protagonista.” 
Andrea Merli, Opera Áctual 

“Sulla solidità e caratteristiche tecnico-vocali di Maria José Siri ho in gran parte già riferito nel recensire lo spettacolo del suo debutto di ruolo, poco più di un mese fa a Las Palmas di Gran Canaria. Anticipai allora che, oltre all’esito felicissimo e trionfale, il margine di maturazione ci avrebbe riservato grandi soddisfazioni; posso confermare che, con queste recite fiorentine, la Siri si conferma interprete di assoluto riferimento. E non solo per la vocalità rigogliosa che idealmente ci riporta ai suoni pieni e rotondi di una Tebaldi, pur con un colore forse più chiaro e meno matronale, per la facilità nel dosare sia i fiati in splendide messe in voce, quanto nel porgere in piano e pianissimo suoni di bellezza seducente, soprattutto per una visione del personaggio che si pone con una precisa personalità, evitando ogni possibile accostamento alle pur gigantesche figure che in un passato, più o meno recente, hanno vestito i panni della sventurata Lecouvreur. Ciò mi pare nota di grande intelligenza interpretativa. La Siri, specie in questa lettura aderentissima allo spartito, trova un giusto equilibrio tra l’enfasi della recitazione ed il canto, per esempio nel celebre monologo dalla Fedra di Racine nel terzo atto, raggiungendo l’apice nel quarto, dopo aver cantato superlativamente sin dal suo ingresso la fatidica e celeberrima “Umile ancella”, con l’esecuzione lancinante per sofferta espressività dei “Poveri Fiori”, infine con un finale, preceduto da un rabbrividente “Scostatevi profani! Melpomene son io”, quasi evanescente per trasognata dolcezza, dove l’accompagnamento orchestrale – seguito con un “silenzio sepolcrale” dal pubblico, assolutamente avvinto – ha raggiunto vette paradisiache.”  
Andrea Merli, I teatri dell’Est  

“Piena di lodi la prova di María José Siri nei panni di Adriana Lecouvrer, che con il suo canto ispirato e l’interpretazione emotiva conquista il Maggio Fiorentino.”  
Stefano Durante Poccetti, Il Giornale OFF 

“Nel ruolo eponimo Maria José Siri ci regala un personaggio autentico, in bilico tra la diva e la donna, ma molto più spostato verso la seconda; Adriana infatti, mette e toglie la maschera di continuo, sale e scende dal palcoscenico del teatro per salire e scendere da quello della vita; fino al momento culminante della sua vicenda, in cui queste due dimensioni vanno in collisione; in questo contesto vengono eliminati i manierismi divistici fuori misura; la sua Adriana appassiona per una recitazione molto centrata sulla parola scenica e sul sentimento, espresse con una vocalità raffinata e sempre appropriata. La voce è ferma, il colore affascina e le nouances creano un caleidoscopio molto piacevole. Se nei primi tre atti non delude affatto, nel quarto si rivela ancor più grande interprete riuscendo a cogliere di ogni frase il significato più profondo, traducendolo con grande enfasi.” 
Simone Tomei, Il giornale della musica 

“Maria José Siri, che ha debuttato nel ruolo di Adriana agli inizi di quest’anno, è stata la vera perla della serata. La sua prima apparizione è stata straordinaria, in particolare “Io son l’umile ancelle”, ed è riuscita a mantenere quel magnifico livello di eccellenza per tutta la sera.” 
“con il canto solenne e tonante della sempre straordinaria Siri nel quarto atto” 
Polina Lyapustina, Operawire 

“María José Siri dispiega un volume di voce imponente ed è perfettamente a suo agio nella parte”  
Roberta Manetti, Firenze post