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Gala con Plácido Domingo, Arena di Verona, 7/2021

 

"Partner perfetta sul palco il soprano Maria José Siri"
“Insieme a lui, sale sul palco il soprano Maria José Siri (molto applaudita anche lei), che si dimostra perfettamente all’altezza delle aspettative”   
“(…) mentre la Siri è chiamata a confrontarsi con le due somme Leonore verdiane, quella de “La forza del destino” (“Pace pace mio Dio) e quella de “Il trovatore”, impegnata con il Conte/Domingo nello splendido duetto “Udiste?…Mira, d’acerbe lagrime”    
“(….) “La vedova allegra”, cui rendono tributo sia la Siri tramite il sognante Villja Lied, sia entrambi con il dolce duetto “Tace il labbro” che celebra il legame fra Hanna e Danilo”   
L’Arena  

“Era accompagnato dal soprano Maria José Siri, dalla tecnica appropriata e forma corretta, e dalla voce facile in acuto...”  
La Verdad  

“Plácido poteva contare sul soprano uruguaiano María José Siri che è stata ben più che un’accompagnatrice di presenza, dato che si è rivelata  particolarmente coinvolta in un repertorio insolito, ma in cui mostrava grande impegno ed eccellenza. (…) Maria José Siri ha lasciato un'ottima impressione con il suo “Pleurez, pleurez mes yeux” da Le Cid de Massenet. (…) Siri ha confermato la sua voce ampia, calda e drammatica in un "Pace, pace mio Dio!" davvero eccezionale e applaudito da un pubblico devoto anche alla grande artista uruguaiana, nazionalizzata italiana. Il duetto finale della prima parte de Il Trovatore ha dimostrato le qualità di entrambi, molto ben plasmato ed emotivamente sviluppato e di ottimo livello canoro. Una festa.  
La seconda parte era dedicata all'operetta e alla zarzuela, poiché Domingo è uno dei più grandi ambasciatori del repertorio lirico spagnolo nel mondo e soprattutto della zarzuela. Entrambi i solisti si sono distinti per il calore e la dedizione nei brani di Lehàr che sono stati accompagnati con grande eleganza dal maestro Ciampa. Dopo l'interessante intervallo di La boda de Luis Alonso di Gerónimo Giménez, entrambi gli artisti si sono gettati emotivamente nalla zarzuela spagnola, concludendo il concerto con l'emozionante romanza “No puede ser" da La tabernera del puerto di Sorozábal. Dopo le ovazioni sono arrivati quattro bis. Il primo, nientemeno che il duetto da El Gato Montés di Penella cantato con grande passione e squisitezza da entrambi gli artisti, con un Plácido Domingo davvero esultante nei panni del torero Rafaelillo per finire con l'Arena ai suoi piedi, cioè con le migliaia di spettatori che applaudivano con grande convinzione questo grande artista spagnolo. Seguirono diverse romanze e canzoni, tra cui la popolare Granada e si chiudeva questo gala con un cenno al pubblico italiano con la canzone di de Curtis resa popolare da Pavarotti "Non ti scordar di me" che ha fatto alzare in piedi il pubblico che riempiva l'Arena in questo meritato omaggio all'artista spagnolo così ben accompagnato da María José Siri e con la direzione attenta ed elegante di Francesco Ivan Ciampa." 
Opera Áctual  

 “…mentre il soprano uruguaiano Maria José Siri in un abito in paillettes nero propone “Pleurez, pleurez mes yeux” da Le Cid. Entrambi entrano in confort zone con Verdi: (…) mentre Siri canta “Pace mio Dio” da La forza del destino, dove esibisce il timbro brunito e i sicurissimi filati, con graffio spavaldo negli acuti. La chiusa della prima parte è con il duetto del Trovatore “Udiste?… Mira d’acerbe lagrime”, che infiamma la platea. (…)   
Il temperamento di entrambi si rivela nella selezione finale di zarzuela con il bel duetto “Hace tiempo” da La del manojo de rosas di Pablo Sorozábal.   
Connessi all’Opera   

“A Maria José Siri va il merito di aver migliorato l’esito della serata: (…) il soprano uruguayano esordisce con un lamento di Chimène "Pleurez, pleurez mes yeux" da Le Cid di Massenet davvero ben cantato e recitato, in cui fa sfoggio del suo corposo e ottimamente proiettato strumento vocale. La primadonna tiene il palco in ogni brano a lei dedicato, ognuno dei quali diversissimo tra di loro: dai tormenti delle due Leonore verdiane, con la funesta preghiera "Pace, mio Dio" (di cui Siri si è fatta portabandiera “filologica”, eseguendo la maledizione finale su un solo fiato come da partitura) e il citato duetto dal Trovatore, al suadente Vilja-Lied della Vedova allegra e al brio popolare della Cancion de Paloma di Barbieri.”    
Opera Click   

“Maria José Siri mostra le sue ambizioni sin dalla prima apparizione scegliendo un’aria particolarmente esposta, “Pleurez mes yeux” from Massenet’s Le Cid. Mette in evidenza un fraseggio elegante radicato in una voce sana dagli acuti sicuri. (…) Il duetto Leonora/Luna dal quarto atto de Il trovatore sostituisce vantaggiosamente quello della Traviata scelto per l’intimità della Salle Gaveau e finisce per galvanizzare il pubblico di Verona, già acceso di entusiasmo per il soprano e la sua interpretazione di “Pace, pace mio Dio” iniziato con una splendida messa di voce.”  
Forum Opéra  

“Pure il soprano uruguayano Maria José Siri possiede una voce di razza,solida calda e avvolgente nel passare d’autore in autore e di personaggio in personaggio, dalla dolorosa tristezza di Chimène, alla ricerca di quiete interiore di Leonora, fino alla gioiosità di Hanna Glawari, sfociata in un passo a due di valzer.”    
DeArte  

“Ma che eleganza prendere come partner una Maria José Siri dal volume sostanzioso e dalla proiezione vocale insolente!… Crediamo che il fatto di doversi assicurare le note finali delle arie, con una compagna di questo calibro, lo galvanizzi! (…)  
Quando appare Maria José Siri, sai che il soprano appartiene di diritto nell'enorme anfiteatro (ha appena cantato nientemeno che Aïda, Santuzza e Nedda!). Stranamente e sicuramente per fare da contraltare a quanto sopra, si esibisce nell’aria del Cid “Pleurez mes yeux”. La sua capacità di tenere le sillabe lunghe di questo brano senza artifici (...) e il suo appoggio naturale su un mezzo vocale ricco fanno di questo primo brano una bella sorpresa.  
Anche il successivo "Pace, pace mio Dio" da La forza del destino trova il soprano nel suo repertorio preferito, quello di quelle martoriate eroine verdiane la cui interpretazione richiede un sapiente equilibrio tra forza e contrizione. (…) Il respiro lungo, perfettamente dominato, permette legati da sogno. Nel processo, non è una sorpresa notare che il duetto di confronto tra la Leonora (del Trovatore questa volta) e il Conte di Luna, si mantiene su altissimi livelli. Nel recital, la violenza del duetto è notevole. La loro grinta, insieme, a un ritmo molto sostenuto, ci immerge completamente nel cuore dell'opera e renderebbe comprensibile la situazione a chiunque non ne abbia mai visto una rappresentazione.   
Successivamente, oltre all'opera, arriva un repertorio naturale per i due artisti. Domingo non deve più dimostrare di essere un esperto delle arie delle zarzuela e delle opere spagnole; lei, per quanto uruguaiana, unisce un'attitudine al canto ad una gravità di tono così "spagnola".  
Sarà un duetto di La del manojo de rosas poi La canción de Paloma per Siri e Amor, vida de mi vida per lui. È straordinario… (…) La festa continuerà con Vaya una tarde bonita… Sì! Torero quiero ser (El Gato Montes) in duo e Granada per Domingo. Ma è Muñequita linda ("Te quiero, dijiste") della compositrice messicana María Grever che farà letteralmente piangere i sassi, visto che il soprano è così commovente. Cabellos de oro, dientes de perlas, labios de rubi… dime si me quieres como yo te adoro… il pubblico apprezza… Finalmente e come una commovente strizzatina d’occhio, è su un bellissimo Non ti scordar di me che la serata volge al termine.  
Nel corso della serata, vediamo che il piacere quasi palpabile provato dagli spettatori sarà stato quello di una festa. Tuttavia, anche se il palco principale avrà brillato di belle proiezioni, anche se Domingo avrà assicurato, senza debolezze, un programma impegnativo e che Maria José Siri sarà stata scintillante, incoraggeremo, se la cosa si ripeterà, ad andare invece a ascoltarli in uno spazio più adatto.”  
Toute La Culture  

“Ad affiancarlo in questa cavalcata che si è estesa nella seconda parte al repertorio dell’operetta e della zarzuela era la trascinante ed appassionata musicalità del soprano Maria José Siri, impegnata prima in un dolente e raffinato “Pleurez, pleurez mes yeux” da Le Cid di J. Massenet ed in un sempre appassionato Verdi con “Pace, Pace mio Dio” da La Forza del destino.   
La pirotecnica seconda parte ha visto i due artisti alternarsi con grinta e vivacità sempre maggiori nelle affascinanti pagine del repertorio più leggero: "Tu che m’hai preso il cuor” da Das Land des Lächelns di F. Lehar, “Viljia-Lied” da Die lustige Witwe ed il conseguente “Tace il labbro”, il duetto “Hace tiempo que vengo al taller”da La del manojo de rosas di Pablo Sorozábal, “Canción de Paloma” da El Barberillo de Lavapiés di Francisco Asenjo Barbieri per chiudere con l’amatissimo cavallo di battaglia del celebre tenore "No puede ser“ da La Tabernera del puerto di Pablo Sorozábal.”    
Operateatro 

“Plácido poteva contare sul soprano uruguaiano María José Siri che è stata ben più che un’accompagnatrice di presenza, dato che si è rivelata particolarmente coinvolta in un repertorio insolito, ma in cui mostrava grande impegno ed eccellenza. (…) Maria José Siri ha lasciato un'ottima impressione con il suo “Pleurez, pleurez mes yeux” di Le Cid de Massenet. (…) Siri ha confermato la sua voce ampia, calda e drammatica in un "Pace, pace mio Dio!" davvero eccezionale e applaudito da un pubblico devoto anche alla grande artista uruguaiana, nazionalizzata italiana. Il duetto finale della prima parte de Il Trovatore ha dimostrato le qualità di entrambi, molto ben plasmato ed emotivamente sviluppato e di ottimo livello canoro. Una festa. 
La seconda parte era dedicata all'operetta e alla zarzuela, poiché Domingo è uno dei più grandi ambasciatori del repertorio lirico spagnolo nel mondo e soprattutto della zarzuela. Entrambi i solisti si sono distinti per il calore e la dedizione nei brani di Lehàr che sono stati accompagnati con grande eleganza dal maestro Ciampa. Dopo l'interessante intervallo di La boda de Luis Alonso di Gerónimo Giménez, entrambi gli artisti si sono gettati emotivamente nalla zarzuela spagnola, concludendo il concerto con l'emozionante romance “No puede ser" da La tabernera del puerto di Sorozábal. Dopo le ovazioni sono arrivati quattro bis. Il primo, nientemeno che il duetto  da El Gato Montés de Penella cantato con grande passione e squisitezza da entrambi gli artisti, con un Plácido Domingo davvero esultante nei panni del torero Rafaelillo per finire con l'Arena ai suoi piedi, cioè con le migliaia di spettatori che applaudivano con grande convinzione questo grande artista spagnolo. Seguirono diverse romanze e canzoni, tra cui la popolare Granada e chiudendo questo gala con un cenno al pubblico italiano con la canzone di de Curtis resa popolare da Pavarotti "Non ti scordar di me" che fece alzare in piedi il pubblico che riempiva l'Arena in questo meritato omaggio all'artista spagnolo così ben accompagnato da María José Siri e con la direzione attenta ed elegante di Francesco Ivan Ciampa.” 
Beckmesser