Tosca, Teatro Comunale Bologna, gennaio 2022

 

“Il bis di "Vissi d'arte" ha benedetto e reso storica la prima di "Tosca", titolo inaugurale del Teatro Comunale andato in scena ieri sera proprio nei minuti in cui veniva ufficializzato un altro bis, quello di Sergio Mattarella. Al soprano Maria José Siri (e, in altra sede, anche al Presidente rieletto) un teatro stracolmo ha chiesto ciò che di solito non si esige mai in una prima di stagione, salvo clamorose eccezioni, com'è appunto accaduto ieri… .“
La Repubblica  
 
“Maria José Siri, la Tosca dei due mondi“
“Ma il successo che ha appena avuto in "Tosca" forse ha superato tutti i precedenti, a coronamento di una carriera che l'ha portata anche ad inaugurare un 7 dicembre scaligero nei panni di Butterfly. Iscrittasi per un anno a Medicina e con un passato da sassofonista jazz (ha raccontato di aver cominciato a studiare canto lirico per essere arrivata tardi a una lezione) Siri è un soprano lirico spinto con educazione vocale di stampo belcantista. E si sente: ciò le permette di rimanere morbida nella zona acuta ma anche incisiva quando Puccini lo richiede. Ed è diventata anche un'attrice di prim'ordine. Il suo "assassino" gridato a Scarpia ha fatto gelare le vene a tutta Sala Bibiena, così come la disperata ricerca del salvacondotto nell'ufficio dell'aguzzino pugnalato (cerca cerca, alla fine il foglio era stretto nel pugno del cadavere). Tutto stranoto e stravisto - del resto stiamo parlando di "Tosca", non del "Grand Macabre" di Ligeti - ma Siri ce lo ha presentato come se fosse una prima volta. E ha legittimato la credenza che vuole Puccini come pioniere dei tamponi: il suo, però, punta dritto alle ghiandole lacrimali. E dà sempre esito positivo.”
La Repubblica
 
“Prima tra tutte lei, il soprano Maria José Siri, timbro pieno ed emissione duttile quanto potente, capace di sfumature non scontate;…"  
Il corriere della Romagna  
 
“María José Siri è oggi una Tosca di riferimento per la forza drammatica che imprime al personaggio, qui giocato tutto sulla ingenuità psicologica di una giovane donna che si trova coinvolta in una situazione più grande di lei.”  
Il resto del carlino
 
“Maria José Siri, pucciniana doc, ha una caratura squisitamente lirica ma con un’educazione vocale di stampo belcantistico, e ciò le permette di rimanere morbida nella zona acuta ma anche incisiva quando Puccini (spesso) lo richiede. Siri non spinge mai sul fiato e gli effetti “veristi” le vengono con una naturalezza impressionante.”
Classic Voice
 
“Maria José Siri e Roberto Aronica hanno sollevato entusiaste manifestazioni di approvazione da parte del pubblico (e dello stesso direttore), soprattutto in corrispondenza delle due arcinote arie dei due amanti («Vissi d’arte» di Tosca ed «E lucean le stelle» di Cavaradossi)”  
Il giornale della musica

“Tosca è Maria José Siri, ruolo che il soprano ha già interpretato in numerose produzioni e su alcuni dei più importanti palcoscenici internazionali. La linea vocale, caratterizzata da un bel colore chiaro e solare, mostra una compattezza assoluta e una grande duttilità grazie alla quale l’artista ricama letteralmente alcuni momenti veramente riusciti (tra tutti merita una menzione l’esecuzione di un “Vissi d’arte” dolcissimo e, al tempo stesso, intriso di toccante malinconia). Di particolare rilievo è poi il registro acuto, solidissimo e luminoso senza mai accusare alcun segno di affaticamento nonostante la lunghezza della parte. Una prestazione ben riuscita anche sotto il profilo interpretativo grazie ad una presenza scenica elegante e un fraseggio raffinato e composto.”  
Opera libera  
 
“La soprano María José Siri nos ofreció una Tosca intensa con fuerte personalidad, ardiente de amor y presa de los celos, determinada en los momentos más dramáticos. Exhibe una voz de buen timbre y volumen, con unos poderosos agudos…"  
Codalario
 
“Protagonista e apprezzata interprete del titolo è il soprano uruguaiano Maria José Siri che, a Bologna, ha debuttato nel ruolo di Leonora ne Il trovatore nel 2012, tornata poi come Amelia in Un ballo in maschera nel 2015, come Odabella nell’Attila che ha inaugurato la stagione 2016 e come Elisabetta di Valois nel Don Carlo del 2018.
Amore, gelosia e morte vengono tradotti con il suo essere Tosca da manuale arricchito da un registro degli acuti perfetto e un bellissimo fraseggio.”  
Arte Arti

“La Tosca di Maria José Siri ormai è una certezza e non solo dal punto vista vocale, infatti il lavoro di scavo psicologico che la brava artista ha saputo negli anni donare al suo personaggio, giunge a trascinare e coinvolgere dal suo prima apparire in scena. Ben lungi dal tratteggiare il carattere di un’aulica diva, il soprano sa ben evidenziarne le avventatezze, che contribuiranno all’evoluzione del dramma, così come le paure e le fragilità fortemente congiunte in questo potente e ancora attuale ritratto femminile. La sua non è infatti una donna che conosce tutte le certezze ma un’artista che vive in una Roma difficile, dove diventa pericoloso lavorare quanto amare, una donna che ha dovuto imparare a mediare con i potenti ma che per questo non rinuncia alla sua dignità, una personalità femminile vigorosa ed audace, in perenne equilibrio con la società e con se stessa. La vocalità della Siri si mostra poi sempre più rotonda e morbida, sicura nel registro acuto quanto suadente nelle pagine liriche; la coesione con il suo personaggio risulta dunque coinvolgente e totale.”  
I teatri dell’Est
 
“La Tosca di Maria José Siri ha mostrato un bel timbro setoso e vellutato e un buon volume. Molto efficace la resa drammatica negli scambi concitati con Scarpia del secondo atto. I numerosissimi applausi e le richieste di bis per “Vissi d’arte” la convincono a concedere una ripetizione dell’aria, acclamata dal pubblico. Una spettatrice si è espressa al riguardo dicendo, quasi commossa: “Ho sentito quest’aria tante volte, ma mai come stasera”. Ha affrontato con sicurezza e con risultati eccezionali persino la temibile “lama” del terzo atto.”  
The Blog Art Post
 
“...precisa e dotata di voce potente...”  
“Accanto a lui brilla anche Maria Josè Siri, infatti i due sembrano, nel secondo atto, trovare quella sintonia necessaria alla credibilità e azzeccano una bella infilata di scene sempre sul dettato drammatico e supportate da una appassionata interpretazione vocale.”  
Opera Teatro
 
“Il cast vede nei panni della protagonista una beniamina del pubblico bolognese, Maria José Siri. Il soprano si distingue fin da subito per il timbro pieno ed omogeneo su tutti i registri, l’emissione solida, la tecnica sicura e una eccellente vena interpretativa, sostenuta da un buon fraseggio e una dizione chiara (…) la Siri vince e convince. “Vissi d’Arte” è cantata con intima e sentita emozione; la voce fluttua in un tutt’uno con lo splendido suono dell’orchestra, con cui sembra respirare insieme in un crescendo di intensità fino all’applauso finale che si fa caloroso e lungo, tanto da convincere ben presto l’artista e il Maestro a concedere un altrettanto riuscito bis."  
Ieri oggi domani opera
 
“...col soprano Maria José Siri in apprezzabilissimo crescendo ai toni del terzo atto, che non si fa travolgere da grosse presenze sceniche e vocali come Erwin Schrott in Scarpia (…) I loro duetti sono di grandissimo effetto catartico, (….) ma sono la Siri e Schrott a sbancare il tavolo.”  
Rete Luna  
 
“La scena è tutta per Maria José Siri, nei panni di Tosca, chiamata al bis di “vissi d’arte” “
La Tosca di Maria José Siri, è deliziosamente gelosa sin dalle prime battute, piccata quando serve con l’amante, senza perdere in dolcezza e grazia per tutto il primo atto, capace poi di mostrare forza determinazione, capacità di resistenza alla brutalità di Scarpia nel secondo.
Se uno dei difetti lamentati spesso negi allestimenti di Tosca è quello di trovare interpreti che gridano e sbraitano troppo “credendo di intensificare l’effetto drammatico” come scrive nel suo saggio “Tosca, cent’anni dopo” Alfredo Mandelli, questo difetto non si può ravvisare in questa misurata messa in scena in cui Maria José Siri solo in precisi e rari momenti si concede piccoli strappi con la voce sui finali, o momenti di grande impeto e vicini al grido, se ci fosse il parlato al posto del canto. Per la maggior parte tratteggia una Tosca lucida, calma anche nei momenti drammatici, una donna innamorata, ma non per questo incapace di ragionare e prendere rapide decisioni, di cogliere le occasioni per agire. Fa sorridere la sua capacità di insistere con l’amante, con delicata determinazione, “ma falle gli occhi neri”, riferendosi al dipinto che Cavaradossi sta realizzando, che sembra immortalare la bella marchesa Attavanti dagli occhi azzurri. Così davanti all’orrido Scarpia tenta varie strade nel corso dei diversi incontri, sempre con misurata compostezza e fermo proposito di non cedere alle lusinghe. Siri riesce ora a intenerire, come donna inutilmente gelosa e sospettosa, ora a commuovere per la sua caparbia ostinazione nel rifiuto di concedersi. E’ riuscita a dare al suo personaggio molte sfaccettature senza abbandonarsi affatto al clichè della violenza. Anche nel terz’atto, quando incontra l’amato, Tosca è carica di sogni e speranze progettando la fuga e con amore e fierezza d’artista insiste che lui interpreti teatralmente la morte quando i fucili spareranno a salve. Poco dopo sarà la fierezza di donna ingannata, ma non domata, a darle la forza di inveire contro Scarpia prima di gettarsi nel vuoto. Ogni passaggio drammaturgico è reso con precisione e in ogni momento, anche il più drammatico, Siri mantiene un tocco di delicatezza nell’atteggiamento e nella voce.
Lunghissimo è l’applauso che ha accolto il “vissi d’arte” del secondo atto e, nella giornata del bis istituzionale, anche in sala sono fioccate le richieste di bis, puntualmente eseguito quasi con maggior tranquillità, garbo, e riuscita vocale della prima esecuzione.”
Radio Città Fujiko