Press
Manon Lescaut, Torino, 3/2017
“Grazie all'interpretazione di Maria José Siri, Manon vocalmente sontuosa...”
Pierachille Dolfini, L'Avvenire
“Maria José Siri (già Madama Butterfly nell’ultimo Sant’Ambrogio scaligero), protagonista dall’impronta vocale limpida ed elastica (...)”Alberto Ponti, L'Ape Musicale
“Al suo fianco Maria José Siri è una Manon di solida professionalità. (...) la voce è piena, robusta e di bel colore, sonora e ben proiettata. L’interprete è attenta e misurata come si apprezza in un “Sola, perduta, abbandonata” tutto risolto nelle ragioni della musica e del canto, senza nessun cedimento a facili effetti veristi ma di una moderna essenzialità in questo perfettamente in linea con la lettura di Noseda.”
Giordano Cavagnino, GBOpera
“Giungendo alle voci, si rileva, se ce ne fosse bisogno, come Maria José Siri, Manon Lescaut, abbia una voce dal colore particolarmente scuro. E’ quanto di più adorabile ci sia in un soprano, quando poi, come lei, si sia capaci di raggiungere picchi acuti con uno squillo impensato in una voce così brunita. (...) che ha un gran temperamento e gran desiderio di sfoderarlo con costanza nell’intero arco dell’opera. Appena si toccano le corde del dramma, infatti, ecco i brividi, tutta l’intensità, tutta la proiezione, in un’opera in cui al quarto atto “Sola...perduta...abbandonata...” si è dimostrato un vero pezzo di bravura che sembrava fatto apposta per lei.”
Natalia Di Bartolo, Opera e Opera
“María José Siri, quien hace unos meses inauguró la Scala con una Butterfly dirigida por Riccardo Chailly asimismo ofrecida a través de las pantallas cinematográficas, volvió a dar cuenta de la calidad de su voz (uniforme, rica de armónicos, bella, extensa). No tuvo ningún problema de tipo instrumental para enfrentarse con esta espléndida heroína.Por el lado canoro no hubo problemas, pero por el expresivo su rendimiento mejoró a partir de la mitad del acto III, cuando el personaje se hace más dramático dadas las circunstancias que ha de soportar, con un rendimiento sobresaliente durante todo el cuarto (...)”
Fernando Fraga, El Arte de la Fuga