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Cavalleria rusticana, Arena di Verona, 7/2021

 

“In Cavallera rusticana la Santuzza della Siri è una sfida vinta.”  
“Pathos e lirismo, ma anche la capacità di mutare l’inflessione fino a rappresentare le sonorità aggressive marchio della vocalità verista.”  
“Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni è andata in scena giovedì sera all’Arena con Maria José Siri nel ruolo principale di Santuzza. Una bella sfida, giunta dopo aver già affrontato quella di soprano drammatico di agilità con il personaggio di Lucrezia Contarini ne “I due Foscari” di Verdi (2011 a Trieste), Odabella in “Attila” (Teatro Comunale di Bologna 2016) e il trionfo dell’inaugurazione della stagione 2017 del Teatro alla Scala, debuttando nel ruolo di Madama Butterfly.   
In Cavalleria rusticana Siri ha dimostrato quanto sia appropriata la definizione che le ha assegnato The Financial Times, di “una vocalità d’acciaio con lirismo e pathos”, una voce potente, densa timbricamente, con acuti fermi, ma anche dimostrandoci in questa occasione di essere capace di mutare l’infessione fino a rappresentare il grido, con sonorità aggressive, marchio della vocalità verista.   
Impulsiva e calda nel duetto con Turiddu, …"  
L’Arena   

“Maria José Siri si è confermata ancora una volta una certezza della stagione areniana, dando vita ad una straziante Santuzza, divisa tra l’amore per Turiddu e la gelosia.”  
The Blogartpost  

“In Cavalleria Maria Josè Siri è stata una Santuzza intensa e vibrante, dalla voce piena e rigogliosa e convincente dal punto di vista interpretativo.”  
Teatro.it  

"Maria José Siri è una Santuzza introversa, che sceglie la via di un canto meditabondo, fatto di un lirismo intenso. La sua è un’eroina intrisa di solitudine, che non urla, ma preferisce sussurrare, e per questo ottiene un giusto effetto nella celebre imprecazione al termine del duetto con Turiddu."
Ieri Oggi Domani,Opera 

“Maria Josè Siri ha impostato la sua Santuzza su un misurato equilibrio di gesto e voce, senza eccedere in veristiche gestualità, ma esprimendo attraverso l'intensa interpretazione una potente esplosione di rabbia la quale, più che viscerale vendetta, appare frutto di un liberatorio e violento diritto. La voce viene dunque calibrata con attenzione e trattenuta per evidenziare i contrasti di questo personaggio, la cui apparente sottomissione non può che sfogare in una maledizione (davvero secca e terribile) che sembra fulminare Turiddu prima del coltello di Alfio.”  
OperaClick

"Al suo fianco la Santuzza di Maria José Siri ha cantato meravigliosamente, producendosi costantemente in sfumature, crescendi, diminuendi, pianissimi)...
Maria José Siri ha il vantaggio ... di avere una di queste voci ampie e grandi che non soffrono affatto dell’acustica dell’Arena, ma al contrario sembrano trovare in essa la loro perfetta pienezza."
Passion Opera

“Nei panni di Santuzza Maria José Siri, che avrebbbe dovuto compiere l’impresa storica di interpretare per la prima volta in Arena sia la protagonista mascagnana che la Nedda di Pagliacci. Il soprano uruguaiano disegna una protagonista meno estroversa rispetto alla tradizione, e più intimamente ripiegata. Il suo canto si espande con calore e intensità nelle accensioni più liriche, infuocandosi nella celebre invettiva alla fine del duetto con Turiddu, “detta” a regola d’arte.”  
Ieri oggi domani, opera